Dal quotidiano “La Nación” del 19 dicembre 1927 (Giornale a tiratura nazionale dell’Ecuador).

GUAYAQUIL (Ecuador). – Elogio del Missionario Don Carlo Crespi.

Togliamo dal quotidiano La Nación del 19 dicembre 1927: «Tra le notizie telegrafiche della Capitale, ve n’è una che potrebbe sembrare una stonatura nel pieno vigore delle istituzioni liberali ed è questa: – Il missionario salesiano P. Crespi è stato ricevuto in udienza dal Presidente Provvisorio della Repubblica; dopo una lunga conferenza il Presidente gli ha offerto l’appoggio incondizionato del Governo per le sue opere nella Regione Orientale dell’Ecuador. –

» Quando si tratta del P. Crespi, il nostro giudizio non solamente si modifica, ma compie un’opera di giustizia riconoscendo ed esaltando la grande propaganda intrapresa da questo infaticabile sacerdote a favore delle nostre lontane selve orientali, sia per l’educazione morale., sia per la coltura materiale degli aborigeni.

» Per tutto questo, l’appoggio incondizionato che gli ha offerto il Presidente non solo è ben meritato dall’intrepido Salesiano, ma è anche degno della più alta approvazione pubblica.

» Son già vari anni che vediamo P. Crespi in continuo va e vieni dall’Ecuador all’Estero e viceversa, sempre pieno di entusiasmo per la colonizzazione orientale, cercando appoggi dappertutto e posponendo l’interesse proprio per questo emporio di ricchezze che è l’Oriente Ecuatoriano. A Roma egli parla e interessa i circoli scientifici, industriali e di emigrazione che lo incoraggiano e lo aiutano; poi percorre le nostre città infaticabile a Quito come a Guayaquil, in Macas o in Mendez: prepara esposizioni di oggetti rari e curiosi; scrive monografie interessanti e svariate; fa collezioni fotografiche e compila vocabolari in lingua indigena che formano la delizia dei filologi.

» Quando ci ha fatto conoscere la film sulla regione amazzonica, noi che non avevamo sospettato mai la viva naturalezza di quella meravigliosa regione, in grazia del P. Crespi abbiamo visto le foreste, la fauna, la flora, i fiumi e i torrenti, cogli indigeni intenti ai loro lavori. Abbiamo visto le loro capanne ben costrutte, gli strumenti rudimentali di agricoltura; abbiamo ammirato un popolo vigoroso che va elevandosi alla parola e all’esempio di un uomo, fattosi utile al suo prossimo, col portargli gli elementi della vita civile.

» P. Crespi percorre le capanne, le fattorie, i campi di lavoro e dovunque incontra materiale utile per la Colonia, lo chiede e glielo dànno, ed egli aumenta il suo arsenale che va impiantando nel centro dei suoi lavori. In una occasione a Guayaquil destò sospetti nella polizia, che non poteva star indifferente di fronte ad un religioso che accaparrava fucili, circa 25 dozzine! C’era tanto da pensare ad una congiura clericale. Però tutto apparve chiaro: si trattava del P. Crespi che invece di comprare oggetti di divozione per catechizzare i selvaggi comperava fucili per modernizzare i loro strumenti di caccia.

» Ma lo zelante sacerdote domanda Ospedali, Scuole, Officine, Camions, Lancie, telegrafo e telefono per l’Oriente: e come sa domandare! Dovunque si rivolge, incontra e trova contribuenti per la sua opera e desta in tutti una gradevole impressione la sua feconda iniziativa e il vigoroso sforzo dell’impresa.

» Non è strano che ora ne abbia interessato il Presidente della Repubblica al punto di vedersi offerto l’appoggio incondizionato del Governo. La sua opera è buona, ripetiamo, e di grande importanza nazionale per noi. Ah se avessimo una dozzina di P. Crespi, distribuiti nella regione transandina! a quest’ora conteremmo numerose colonie che sarebbero tanti baluardi per la difesa del territorio… ».

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