Don Carlo e l’attività di supporto all’evangelizzazione (da “Lectura crìtica de las carta del Siervo de Dios P. Crespi”)

Con l’aiuto di concerti e conferenze scientifiche sulle popolazioni locali, don Carlo iniziò l’immenso compito di raccogliere materiale e finanziamenti per aiutare sia l’evangelizzazione, sia la povera economia delle missioni del Vicariato.  Già prima di partire per l’Ecuador, in Italia, cominciò a procurarsi materiale utile all’evangelizzazione. In una relazione P. Crespi fa un riassunto di tutti i fondi raccolti tra il 1922 e il 1935, riferendo alcune delle attività poste in essere.

Nel 1922, prima ancora di partire per l’Ecuador, cominciò a sensibilizzare le comunità mediante la propaganda missionaria e le conferenze scientifiche. Così riferisce: “Ottenuti i debiti permessi, comprati un proiettore e diapositive missionarie della Patagonia e del Mato Grosso, si organizzarono conferenze e giornate missionarie nella Diocesi di Milano e Lodi, e con l’appoggio dell’on. Vassallo, sottosegretario al Ministero degli Esteri, si poter ottenere del materiale logistico, sanitario e scientifico per il valore complessivo di 50.000 lire” (“Breve relazione sui fondi raccolti dal novembre del 1922 al novembre del 1935” del 31/12/1935, pag. 4). La propaganda ci fece pure ricuperare le 15.000 lire spese per il trasporto del materiale e delle attrezzature scientifiche. Anche diversi industriali di Milano – Legnano e Busto Arsizio, offrirono alcuni quintali di tessuti per il valore di circa 80.000 lire, distribuiti in seguito al popolo shuar.

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Porto di Guayaquil
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Parte del materiale sbarcato a Guayaquil
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Fotografia del Piroscafo “Venezuela” della Compagnia Italia

Il 23 Aprile del 1923 P. Crespi sbarca a Guayaquil dal piroscafo “Venezuela”.  La prima difficoltà che incontra sta nel trovare le modalità per far passare dalla dogana tutto il materiale portato dall’Italia. Incomincia a fare propaganda missionaria attraverso giornali e riviste, e subito si reca a Quito per suscitare la spirito missionario con concerti e conferenze scientifiche. Tuttavia, altra cosa era ottenere uno uno sdoganamento gratuito, per l’opposizione di un Governo anticlericale. Finalmente P. Crespi ottiene l’esonero dal pagamento dei diritti di dogana delle 120 casse di materiale, che raggiungeva la somma non indifferente di 25.000 lire. Le spese di trasporto del materiale a Cuenca, poi ammontano a 5.000 sucre che raccolse con i concerti di Guayaquil e Quito. A posteriori P. Crespi beneficia di una legge di esonero dai diritti di dogana per le missioni, che dovrà poi farla nuovamente entrare in vigore. Nel 1929, scriverà a don Ricaldone: “Importantissimo: ho fatto entrare nuovamente in vigore la legge approvata a suo tempo per me, per circa tre anni, che esonera completamente tutto il materiale per le missioni: medicinali, vestiti, tessuti, libri, macchine agricole e, da ultimo, tutto ciò che serve per le scuole agricole, collegi, ospedali e orfanotrofi” (Quito, lettera del 12/10/1929 a don Ricaldone, pag. 3).

Già nell’ottobre del 1923, don Carlo organizza le prime escursioni missionarie fino a Mendez, Gualiquiza e Indanza. Per preparare l’Esposizione ,  Vaticana, fin dalla fine del 23, iniziò continue escursioni per tutto il Vicariato, raccogliendo materiali etnografici e molta documentazione fotografica. Le spese furono coperte con i tessuti e i finanziamenti raccolti in Italia.

Già nel 1924 la maggior parte del materiale che doveva essere spedito a Roma per l’Esposizione Vaticana e, successivamente, a Torino per il 50° delle Missioni salesiane, fu sistematizzato  in una Esposizione Orientalista (Ecuador orientale), in piazza della Cattedrale di Guayaquil, nella casa del letterato Victor Manuel Rendòn. Così P. Crespi illustra lo sviluppo della Mostra: “L’Esposizione durò quaranta giorni e si tennero circa 120 conferenze a tutti gli alunni delle scuole pubbliche e private, sia delle elementari che delle superiori. I visitatori furono 30.000” (“Breve relazione sui fondi raccolti da novembre del 1922 a novembre del 1935, pag. 6). Successivamente, don Carlo inviò il materiale in Italia e cominciò la propaganda per i periodici , arrivando a fondare un Comitato Orientalista per Signore. Tutta questa attività fruttò 12.053 sucres, pari a 50.000 lire. Anche le società commerciali si interessarono affinché la  Standard Oil offrisse casse di acero per il valore di 200.000 sucre. D’altra parte, un’altra campagna effettuata nella capitale a fine dicembre, sponsorizzata dal Governo ecuadoriano, fruttò 10.460 sucres per la strada Pan-Mendez.

P. Crespi passò il primo semestre del 1925 nella foreste della zona di Sucùa-Macas, studiando la lingua shuar e raccogliendo materiale per l’esposizione missionaria di Torino. Nell’agosto dello stesso anno cominciò una trattativa con il Governo per ottenere un grosso finanziamento che permettesse di ultimare la strada Pan-Mendez. Il 12 settembre riuscì a concludere un contratto per 110.00 sucres, pari a 500.000 lire; inoltre, ottenne pure il permesso di ritirare dalla dogana i 200 quintali di ferro e materiale sequestrato ad alcuni commercianti. Finalmente, a fine 1925, iniziò a girare la prima pellicola cinematografica delle missioni salesiane.

Nel 1926 don Carlo invia gabbie con animali vivi della zona orientale dell’Ecuador e casse con materiale etnografico, per l’esposizione Missionaria di Torino. Rientrato in Italia, fu occupato   nell’organizzar l’Esposizione e, poi, nel tenere diverse conferenze e partecipando al Congresso Americano di Roma con due conferenze scientifiche.

Inoltre, a livello ecclesiale, prese contatto con l’Opera di Propaganda Fide, la Santa Infanzia e l’Associazione per il Clero Indigeno. Mentre, a livello civile, intrecciò rapporti con il Ministero degli Esteri del Governo Italiano.
Da questi contatti e dalla interviste con i Superiori della Congregazione Salesiana, si ottennero alcuni risultati. In primo luogo “i Superiori gli fecero il regalo di concedergli 4 sacerdoti, 4 seminaristi, 9 fratelli coadiutori, e 4 suore per il Vicariato” (“Breve relazione … idem come sopra … pag. 9).

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Scuola Agricola Salesiana di Cuenca

Agli aiuti si unì una serie di aiuti economici degli Organismi Vaticani e la collaborazione con materiale sanitario per gli ospedali, per il valore di circa 100.000 lire. Come regalo dei Superiori Maggiori per l’aiuto prestato per l’Esposizione Missionaria, essi si fecero carico della costruzione della Chiesa del Macas, con due quote di 50.000 lire, inviate direttamente a Mons. Domingo Comin.
Una volta tornato in Ecuador, nel 1927, don Carlo iniziò dei viaggi missionari di propaganda e delle trattative con il Governo dell’Ecuador per raccogliere fondi. Una questione di grande preoccupazione fu per lui  nel trovare fondi per finire al più presto la strada Pan-Mendez, sotto la direzione del P. Albino Del Curto. Inoltre, si cercò di trovare finanziamenti  per gli ospedali e per le scuole del Vicariato, e si iniziarono i lavori della Scuola Agricola di Cuenca.

Nel 1928 Don Carlo raccolse 25.000 sucres per la strada Pan-Mendez,  e comincia a girare il lungometraggio missionario. Contemporaneamente prende ancora contatto con le Autorità governative per difendere il lavoro missionario duramente attaccato e ingiuriato. Su tale questione don Carlo così si esprime: “Ma la stampa anticlericale e massonica, per questi e altri eventi successi ai Giuseppini (Congregazione religiosa della quale fu incarcerato per tre mesi mons. Cecco), e ai Domenicani,  inizio ad attaccare le missioni in generale e i salesiani in particolare, per le strade che non si riuscivano a terminare, per il lungometraggio di propaganda sugli indios, ecc… Affrontò personalmente il giornalista a tu per tu, dimostrandogli, documenti alla mano, che si stava sbagliando. In seguito pubblicò una “lettera aperta, dignitosa, severa”, lettera che fu pubblicata su tutti i giornali della Repubblica, lodando la presenza e la capacità di P. Crespi” (New Jork, lettera del 17/01/1929 a don Ricaldone, pag. 4).

L’anno 1929 trova don Carlo a New Jork. Vi trascorre quasi un anno, dall’ottobre 1928 all’agosto del 1929. Partecipa al Congresso Scientifico e ad altre conferenze sia scientifiche che missionarie, in 32 Diocesi. I fondi raccolti nella propaganda Missionaria sono stati spesi per girare un film, per la propaganda missionaria e per una borsa di studio per il centro di formazione di coadiutori di Cumiana (città in provincia di Torino). Tornato dagli stati uniti, don Carlo si spende per migliorare i rapporti tra Missioni salesiane e Governo. Infatti, dice che “durante la mia assenza, non fu concessa alcun esonero dal pagamento dei diritti di dogana, anzi, furono confiscati e messi all’asta i materiali di proprietà delle Missioni” (Quito, lettera a don Ricaldone del 12/10/1929, pag. 2). Inoltre, riesce ad ottenere 20.000 metri di cavo telefonico per i lavori di installazione del telefono nelle Missioni, lavori sospesi durante la sua assenza. P. Crespi riuscì anche ad ottenere dal Governo ecuadoriano un’ambiziosa offerta educativa, tale da consultare immediatamente i Superiori. Così egli si esprime: “Il Governo del Ecuador offre alla Missione Salesiana tutte le scuole laiche esistenti nel nostro Vicariato, e vuole darle a noi perché, in piena libertà di programma e secondo i nostri metodi ci dedichiamo all’educazione giovanile lì esistente. (Lo fa perché ha visto l’ottima riuscita della scuola di Macas che trattai tre anni fa, contro un nulla di fatto ottenuto dalla scuola laica gestita dal Governo)” (Quito, lettera del 31/10/1929 a don Ricaldone). Ma a quanto pare, questa proposta non si realizzò.

Dopo il suo ritorno da New Jork, cominciò anche a proiettare la nuova pellicola realizzata per le missioni, cominciando dalle più alte autorità del Paese, che così descrive: “Il nuovo film propaganda missionaria è stato proiettato nel Consiglio dei Ministri, nella casa del Presidente e nel Ministero dell’Industria, da me illustrata con conferenze a tutte le Autorità e, subito, il Consiglio di Stato fornirà i fondi per l’acquisto di copie, se la legge lo consentirà, in quanto gli stanziamenti per la propaganda relativi al 1929 sono già stati spesi” (Quito, lettera del 12/10/1929 a don Ricaldone, pag. 5).
Inoltre, don Carlo considera che “(…) il nuovo filmato da me realizzato, con un minimo lavoro a intervalli, in un anno può produrre da 20 a 30 mila scudi, oltre ad una enorme simpatia in tutte le sfere ufficiali, liberali, e sarà, come il precedente (si riferisce al lungometraggio sugli Shuar)  un gran mezzo di polemica, di propaganda cattolica e di apologia della fede. L’aspettativa è grande, tuttavia non ho cominciato perché aspetto sue disposizioni” (medesima lettera, pag. 5-6).

Nel 1930, Padre Crespi trascorre l’anno dedicandosi alla costruzione della Scuola Agraria, senza tralasciare di inviare gli aiuti governativi per i piccoli ospiti sia a Macas che a Mendez. Lo scopo della Scuola di Agraria è anche quello di fornire vocazioni di fratelli coadiutori salesiani nativi. Tale scopo scrive a don Berrutti: “Un punto fondamentale che mi ha guidato e mi guida ancora per insistere nella formazione dei Coadiutori ecuadoriani è questo: i coadiutori venuti dall’Italia e inseriti nelle missioni si ammalano tutti allo stesso modo, mentre i residenti sono più acclimatati. D’altra parte, il clima della Scuola Agraria di Cuenca è ottimo e si presta moltissimo per far riacquistare la salute ai nostri coadiutori europei” (lettera dell’11/07/1934 a don Berruti, incompleta, pag. 2).

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Sezione Tipografica della Scuola di Arti e Mestieri

P. Crespi dedicò quasi tutto il 1931 allo studio e alle escursioni missionaria nel Vicariato. La spedizione più importante la fece fino ai confini del Vicariato e durò 95 giorni. In questo periodo arrivarono aiuti sia per posta dagli stranieri, sia dal ricavato della vendita di cappelli di Panama. Il denaro venne distribuito sia per le missioni che per la Scuola di Agraria di Cuenca. Nel 1932 don Carlo rimane a Macas, collaborando alle opere missionarie mandando anticipi.
Già nel 1933, però, don Carlo inizia a porre le radici in Cuenca e gli aiuti, che continua a ricevere, li investe in nuove opere che  destinate a questa Citta, come la Casa Central delle Missioni e nell’istituto Cornelio Merchan. Tutte le spese sono decise con Mons. Comin e con l’Ispettore. Egli insiste circa l’opportunità della Scuola diAgraria e della Scuola di Arti e Mestieri, come mezzi indispensabili per sostenere e supportare il lavoro missionario.
Ricordando l’inizio della sua seconda decade missionaria tra gli shuar e il prossimo cinquantenario  della presenza dei salesiani in Ecuador, egli così scrive: “Io ho un grandissima speranza che le due case di formazione annesse alla Casa Centrale delle Missioni, in questo secondo decennio che stiamo iniziando nel nome di S. Giovanni Bosco, operino questo miracolo: risolvendo qui in modo pratico le grandi difficoltà e insegnando agli altri a risolverle, credo che tanto il personale dirigente, quanto gli operai, sia incoraggiato a conseguire quel gran mezzo che Don Bosco ci ha lasciato per la Redenzione degli indigeni in tutte le nostre Missioni (…) l’economia delle nostre Missione ne guadagnerebbe molto, in modo particolare dal punto di vista spirituale, perché nascerebbe un entusiasmo per il lavoro in tutti i fratelli salesiani, e con l’entusiasmo per il lavoro, a poco a poco, sparirebbe il pessimismo con tutte le sue conseguenze. Io stesso avverto  tutta la bellezza di questo obiettivo che si intende conseguire con la Scuola Agraria e con quella di Arti e Mestieri e desidererei che proprio nel 1938, cinquantenario dell’arrivo dei Salesiani in Ecuador,  si possa avere in Cuenca questi due Centri, così organizzati da avere almeno un centinaio di aspiranti con i loro capisquadra” (Cuenca, lettera del 15/09/1934 a don Ricaldone, pagg. 1-2).

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Stampatrice acquisita da don Carlo per dare inizio all’indirizzo tipografico nella Scuola di “Arti e Mestieri”

 Negli anni 1934 e 1935 don Carlo continua ad assicurare i finanziamenti per le Missioni, tuttavia incentiva maggiormente gli aiuti per le opere realizzate in Cuenca. Infatti, egli precisa che nel 1934 “i finanziamenti per missioni, ospedali, posta, telefono, ecc., ottenuto dal Governo passarono a Monsignor (Comin) e a P. Albino” (“Breve relazione” dei fondi raccolti da P. Crespi dal novembre 1922 al novembre 1935, 31/12/1935, pag. 16), mentre nel 1935, “tutti le spese furono autorizzate dal Sig. Ispettore (l’amico P. Corso) e da Monsignore, anche se quest’ultimo suggeriva di dare maggior importanza alle Missioni” (“Breve relazione” … pag. 17).

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Istituto “Cornelio Merchan” e Santuario di Maria Ausiliarice

Dal 1936 in poi, don Carlo avrà la propria sede in Cuenca, dove diventerà fonte di finanziamento per le altre fondazioni salesiane, destinate anche, nelle sue intenzioni, a coltivare le vocazioni  missionarie nonostante che, da questo periodo in poi, non lavorasse più direttamente nel Vicariato. Effettivamente nel 1936 comincia a funzionare la Scuola popolare gratuita “Cornelio Merchan”. Successivamente darà inizio alla Scuola o Collegio di Arti e Mestieri, con l’intento di coltivare tecnici per le Missioni. L’anno 1934 vedrà l’acquisizione di una piccola stampatrice. Col passare degli anni, nel 1940, incoraggerà la creazione della “Normal Orientalista” affinché i giovani salesiani, possano conseguire il titolo di “professori”; questo Collegio diventerà in seguito l‘Aspirantato salesiano di Cuenca1. A questa opera si aggiungerà la creazione del Museo Archeologico y della Pinacoteca.

La figura carismatica di P. Crespi si distinguerà sempre più per la sua ansia di aiutare i poveri e, a poco a poco diventerà l’apostolo del confessionale, e promotore della devozione a Maria Ausiliatrice, e grande animatore del Santuario della Vergine (cfr. Guerriero Antonio “Da Legnano a Cuenca per amare: la singolare figura di Don Carlo Crespi”, nel Bollettino Salesiano di Ottobre 1982, pagg. 9-12).

Anche se questa pagina è una relazione di carattere cronologico-economico, si è cercato di sottolineare luoghi e attività di P. Crespi e l’uso dei finanziamenti che, molto spesso, può diventare la mela della discordia.

  1. Casa di formazione con lo scopo di aiutare gli adolescenti, che manifestano di possedere un germe di vocazione, a discernere più facilmente per poter rispondere ad essa []
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