Don Carlo Educatore: la “Revoluciòn Blanca”

L’attività missionaria, culturale/educativa e sociale di padre Crespi nella sola città di Cuenca, si concretizzò nella realizzazione delle seguenti sei opere:

  1. il Normal Orientalista,
  2. l’Istituto Cornelio Merchán,
  3. il Collegio Tecnico,
  4. la Quinta (sta per Azienda) Agronomica,
  5. il Teatro salesiano,
  6. la Gran Casa della Comunità.

In un periodo in cui, in Ecuador, si succedevano con ritmo costante rivoluzioni e colpi di Stato (spesso con spargimento di sangue), l’insieme di queste opere da lui realizzate fu definita la Revoluciòn blanca, cioè, una rivoluzione il cui cuore pulsante non fu la violenza, ma l’amore!

La catechesi. 
L’oratorio festivo di Cuenca era un luogo di ricreazione come quello che aveva fondato don Bosco nel 1841, quando  era ancora un sacerdote secolare. Era destinato ai ragazzi di strada e funzionava la domenica. Accogliente, allegro, con svariati servizi. Era il punto di partenza per il raggiungimento dell’obbiettivo principale del salesiano: la catechesi.  Dopo l’insegnamento arrivavano anche il pane, i biscotti, le caramelle, il vestiario, le elemosine.

All’interno dell’oratorio si favorirono la pratica sportiva e i giochi infantili come le altalene, i “sali/scendi” e altri passatempi analoghi. Si davano lezioni di taglio e cucito per le ragazze di campagna. Venne allestita anche una piccola palestra. Dall’oratorio fu bandita ogni forma di educazione repressiva, nonostante in alcuni centri d’istruzione permanesse il concetto di castigo corporale come strumento educativo.
L’idea fondamentale era ed è che si può educare in maniera positiva, attraverso la prevenzione o la previsione, con l’inclusione o la combinazione di diverse giochi. “Che si divertano, ma che non offendano Dio”. La formazione del fanciullo è alla base del suo comportamento futuro. A tutto ciò si aggiungeva la passione per la musica, che portò alla formazione di una banda e di gruppi corali. L’oratorio diviene anche un luogo in cui si apprezzano e si mettono in scena opere teatrali a cura del circolo di arte drammatica. In seguito si organizzarono escursioni, colonie di vacanza, le attività sociali e il cinema. Tutte ciò fu finanziato con le generose elargizioni che riceveva. Al pari di don Bosco, don Carlo attirava diversi collaboratori in virtù del suo carisma ed esempio. Egli sosteneva che i bambini e i giovani dell’oratorio dovessero frequentare i sacramenti e studiare in scuole e collegi, possibilmente, gratuiti.
L’Oratorio Festivo di Cuenca era quindi un mezzo pensato dal suo fondatore e ritenuto idoneo a conseguire i fini previsti. Per molti anni l’istituzione fu diretta da padre Giovanni Bonicatti, con il quale padre Crespi instaurò un solido rapporto di collaborazione sino al 19401.
L’oratorio era apprezzato dai giovani e dalle rispettive famiglie, in quanto impartisce un’educazione cristiana, costituisce un’occasione di divertimento, una fonte di sane amicizie, di corresponsabilità e di solidarietà tra compagni2.

Schermata 2015-04-04 alle 13.41.05La scuola agraria
. Sull’onda di un precedente che risale al 1927 e in seguito alla finale approvazione del 1931, nel settore cittadino di Rio Yanuncay nasce il primo istituto di agraria della regione. Carlo Crespi e padre Albino del Curto richiedono ed ottengono a favore di dieci studenti una borsa di studio di venti sucre ciascuno. Nonostante l’iniziale appoggio del presidente Isidro Ayora, l’erogazione viene sospesa. Nel 1930, la direzione dell’istituto di rio Yanuncay è affidata al salesiano e botanico padre Antonio Gardini, proveniente dal Messico e valido propugnatore di un maggior rigore scientifico in ambito agrario. L’opera di padre Gardini proseguirà in seguito nella missione di Gualaquiza, ove contribuirà in maniera preponderante all’ingresso di un indigeno shuar nella comunità salesiana. Carlo Crespi s’impegna personalmente ad espandere i possedimenti terrieri dei padri salesiani nel settore di Yanuncay e a dotare le proprietà di:
– attrezzi agricoli,
– un trattore,
– un veicolo con piano ribaltabile per il trasporto di materiali,
– sementi,
– capi di bestiame.
Il sito agricolo, coincidente all’epoca con un’area rurale di Cuenca, subisce significative migliorie, tra cui la realizzazione di un ponte sul rio Tacqui e il trasporto dell’energia elettrica per il settore cittadino. In questo luogo sorgerà un giorno il primo istituto agronomico della provincia dell’Azuay. Padre Crespi invia al Ministero dell’Agricoltura una lettera di ringraziamenti per la concessione di alcune borse di studio a favore della Scuola Agricola Salesiana di Cuenca e Mendez. Il corpus documentale relativo a questo scambio epistolare consta anche di un testo normativo, secondo lo stesso Crespi ispirato ad iniziative condotte con successo a Panama, in Cile, Argentina e Brasile. In esso si legge: “Il Governo ecuadoriano, al fine d’incoraggiare lo sviluppo agricolo e zootecnico delle province subaustrali del Cañar, Loja, Azuay e Santiago Morona, stabilisce una sovvenzione di 4.000 sucre concernente otto borse di studio del valore di 500 sucre ciascuna… L’assegnazione risponderà al criterio di favorire i bambini delle diverse province australi caratterizzati da condotta morale corretta e viva intelligenza” (Archivio Storico dell’Ispettorato Salesiano di Quito). Ufficialmente riconosciuta il 30 gennaio 1950, la Scuola Pratica Agricola prevede un ciclo di studi quadriennale che si conclude con il rilascio di un diploma di perito agronomo.
Il 16 febbraio 1959, il Ministero dell’Istruzione ne approva la trasformazione in Collegio Tecnico Agrario e Zootecnico. Al termine di un ciclo di studi di sei anni, i tecnici diplomati sono in grado di seguire corsi universitari. In un’ottica nuova, i padri salesiani permutano i terreni posseduti nel settore di Yanuncay, sede del Collegio Tecnico Agrario e Zootecnico, con altri ubicati nella zona di Uzhupud (cantone Paute). All’interno del nuovo sito costruiscono strutture e possono disporre di maggiori spazi per la pratica delle discipline agrarie.

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Scuola “Cornelio Merchàn” e Santuario “Maria Ausiliatrice”

L’Istituto e la Scuola Cornelio Merchán. 
L’edificio interessato dall’incendio, disponeva di un ampio spazio antistante la calle Vega Muñoz. Il primo dei quattro piani del fabbricato era occupato dal teatro e i restanti tre da aule, laboratori e piccole botteghe. La sua realizzazione era stata possibile grazie agli ingenti finanziamenti di Cornelio Merchán Tapia e del figlio Nicanor Merchán Bermeo. L’attività di esportazione di cappelli di paglia toquilla aveva fruttato a Cornelio un’importante fortuna, condivisa con i poveri, a supporto dell’opera educativa salesiana, di cui Carlo Crespi si fa propulsore. Merchán senior è ricordato anche per aver sostenuto l’ospedale San Vincenzo de’ Paoli, l’associazione operaia La Salle e l’Alianza Obrera. Suo figlio, Nicanor Merchán Bermeo, continuerà ad appoggiare le iniziative salesiane e, in particolare, quelle di padre Crespi. Medico specializzato in Germania nel campo della batteriologia, a lui si deve l’installazione a Cuenca delle prime attrezzature per raggi X e la redazione di alcuni saggi in materia. Appassionato di poesia, di resoconti di viaggi e di saggi storici, sarà attivo in tali ambiti letterari sino al 1933, quando, a seguito dell’acquisizione del quotidiano El Mercurio, intraprenderà la carriera giornalistica dando prova di correttezza e imparzialità. Nicanor Merchán offre il proprio sostegno alla Scuola Cornelio Merchán, la cui denominazione fu voluta dai padri salesiani in memoria dell’illustre genitore e alla Scuola Emilia Merchán, aperta a Charasol sotto la supervisione dei religiosi. Contribuirà anche economicamente ad altre istituzioni benefiche.((Nicanor è stato anche direttore dell’Assistenza Pubblica. Durante il suo mandato, introduce importanti riforme in ambito sanitario. Appassionato di viaggi, visita molti luoghi e fa esperienza prevalentemente a Cuenca. Aiuta l’infanzia e i poveri, specialmente gli indigeni. Sostiene economicamente l’associazione Gota de Leche, rivolta ai bambini invalidi. Particolarmente significativo l’appoggio finanziario fornito ai rifugiati provenienti dalla provincia di El Oro, invasa dalle truppe peruviane. Ai suoi finanziamenti si aggiunge il dinamismo di Carlo Crespi, insieme al quale si dedica alacremente all’assistenza ai profughi. Nicanor Merchán è autore di svariate opere in campo scientifico, per lo più attinenti alle sue specializzazioni. “La morte lo colse mentre stava meditando e scrivendo sulla Passione di Cristo, nella Settimana Santa del 1956”. “Morì da giusto, senza afflizioni, né grandi sofferenze”, dice di lui Vicente Moreno Mora)).
L’Istituto Cornelio Merchán riceve aiuti anche dall’Italia, dalla Francia, dal Vaticano, dagli Stati Uniti e anche da altri cittadini di Cuenca, alcuni dei quali preferiscono rimanere nell’anonimato. Padre Crespi scrive una breve relazione sull’Istituto Merchán, inteso come amplificazione della Casa Salesiana di Cuenca, al fine di abilitare la scuola di arti e mestieri che aveva funzionato per circa un ventennio nei locali del Collegio di Ognissanti, del Cuore di Maria e di San Francesco.
La creazione dell’istituto nasce in risposta all’esigenza di dotare la Casa di Cuenca di un polo rivolto tanto alla città, quanto alle province circostanti che all’epoca (1935) contano circa trecentomila abitanti. La finalità prima è fornire assistenza tecnica e servizi di perfezionamento al personale salesiano in forza al centro e proveniente in parte dalle missioni orientali. Anche in questo caso, Nicanor Merchán è riconosciuto quale principale benefattore e “persona ricchissima di Cuenca, desiderosa di lasciare ai posteri un’opera benefica in memoria del defunto padre, Cornelio Merchán”.
Lo stanziamento inizialmente previsto per la realizzazione dell’opera ammonta a 200.000 sucre (all’epoca, una lira italiana corrisponde a 85 centesimi). Tuttavia, l’aggiunta di una terrazza con funzione di osservatorio meteorologico e sismico e di una stazione radio, attraverso cui mettere in comunicazione tutte le missioni del Vicariato, l’importo sale a 500.000 sucre. Il 6 novembre 1933 hanno inizio i lavori di scavo delle fondamenta che, in alcuni punti, arrivano a 3,50 metri di profondità e, in altri, fino a 7 metri. La gestione dei picchi di lavoro richiede l’impiego di 800 persone, 20 camion per la rimozione dei materiali di scavo e 100 muli per il trasporto della sabbia. In corso d’opera si selezionano i lavoratori più capaci e i lavori di fondazione terminano il 23 marzo 1934. L’erezione dei muri perimetrali si conclude il 26 aprile 1935, mentre gli interni giungono rapidamente a compimento.
Padre Crespi si fa carico della responsabilità finanziaria e tecnica e, per quanto concerne la progettazione dell’edificio, afferma di essersi ispirato alle migliori realizzazioni di matrice italiana, nell’ambito della comunità salesiana. Aggiunge di aver personalmente scelto i materiali da costruzione e di essersi rivolto, in caso di necessità, ai migliori ingegneri dell’Università di Padova, conosciuti intorno al 1919.

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Don Carlo con alcuni allievi della Scuola Cornelio Merchàn prima dell’incendio del 1962

Al termine della realizzazione di tutti gli esterni, si procede alla pavimentazione delle aree ascritte alla chiesa, alla portineria, il parlatorio, il teatro, il museo delle missioni, le aule e un dormitorio per i futuri pensionanti. Quanto al funzionamento della scuola, padre Crespi riferisce in una nota informativa di aver intenzione di procedere per gradi e che l’internato costituirà un’estensione dell’Oratorio Festivo. All’epoca sono necessari circa 10.000 sucre per la realizzazione del laboratorio di ebanisteria, altri 10.000 per la stamperia, circa 30.000 per l’installazione di una piccola officina meccanica e circa 10.000 per dotare l’istituto di laboratori di calzoleria e sartoria. Comunica inoltre di aver ricevuto da Merchán 77.676 sucre nel 1933, altri 43.540 nel 1934/35 e infine 78.894 nel 1935, per un totale di 200.000 sucre. Conclude la sua relazione precisando di aver ricevuto in dono dallo stesso Merchán anche diversi materiali e di essere in ritardo con alcuni pagamenti, in quanto il benefattore è in viaggio al Cairo  (Archivio Storico dell’Ispettorato Salesiano di Quito).

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Impressionante foto dell’incendio della scuola.

L’opera rappresenta il miglior esempio di struttura scolastica, in grado di competere con l’Istituto Benigno Malo, sorto proprio in quegli anni. José Maria Velasco Ibarra in una delle sue visite a Cuenca esprime al riguardo parole di encomio. La scuola viene inaugurata il 31 ottobre 1936. Gratuita e riservata ai poveri, arriva ad ospitare fino a 1.500 studenti. “Feci la Scuola Cornelio Merchán perché venni a sapere che c’erano molte famiglie che non potevano mandare i propri figli a scuola”, dice talvolta padre Crespi. La direzione dell’istituto è affidata a Nicanor Escandòn, mentre l’insegnamento è compito di Vicente Escandòn, Roberto Escandòn, Alfonso Mejia, Luis Nivelo ed Emiliano Oyervide, eccellenti professori, totalmente e incondizionatamente dediti all’opera educativa voluta da padre Crespi e ad ogni altro progetto a vantaggio della comunità.L’istituto rimane in funzione sino al mese di luglio del 1962.
La notte del 19 luglio, l’edificio è divorato dall’incendio che, sviluppatosi al secondo, raggiunge il quarto e ultimo piano. Si tratta di uno dei disastri più gravi subiti dalla città di Cuenca.
I vigili del fuoco riescono a salvare solo le attrezzature dell’officina di meccanica e ad evitare la propagazione del fuoco alle costruzioni vicine.
Carlo Crespi assiste alla scena impotente e sofferente.
I cittadini di Cuenca reagiscono con generosità, desiderosi di ricostituire l’opera salesiana voluta da padre Crespi, il quale continua a dare prova di grande entusiasmo e forza. I corsi continuano presso la scuola Uruguay, mentre alcuni arredi scolastici sono ricevuti in prestito dal club Sangurima. Dopo l’incendio, viene costruito un edificio provvisorio situato tra le calle Pio Bravo e Tarqui, ottenendo dal Ministero dell’Istruzione l’erogazione dei fondi necessari al mantenimento della tradizionale gratuità stabilita dal fondatore.

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Don Carlo tra i 45 /55 anni quando era Direttore del Noviziato e del Collegio Tecnico Salesiano

La scuola di arti e mestieri. 
Nel 1937, [padre Crespi] si recò in Italia alla ricerca di aiuti, accompagnato da macchinari e personale. Egli mirava a realizzare laboratori di meccanica, falegnameria, ebanisteria, sartoria, calzoleria, tipografia, rilegatura, elettricità e arti grafiche. Nel mese di settembre dello stesso anno, gli pervenne il primo sostegno economico che permise la realizzazione del centro educativo inaugurato nel 1938. Nel 1946, il Ministero dell’Istruzione ufficializzò il corso di studi sotto la denominazione di Colegio Técnico para Bachillerato Industrial [Istituto tecnico a indirizzo industriale]. La direzione generale dell’istituto fu assegnata a Carlo Crespi, mentre ogni laboratorio faceva capo a un maestro o a un perito con funzione di capo officina. Da questi atelier nacquero opere pregevoli; prime fra tutte il baldacchino della Cattedrale Nuova e gli stalli del coro della Cattedrale di Loja.
La scuola con il tempo assunse il nome di Collegio Tecnico Salesiano. A seguito dell’incendio già menzionato, venne iniziata la costruzione di nuovi locali, culminata nell’aprile del 1967 con l’inaugurazione dei primi edifici scolastici nel settore nord-occidentale di Cuenca. Al programma di studio del collegio si aggiunsero specializzazioni tecnologiche e, al fine di conferire qualità universitaria ai corsi impartiti dall’Istituto Tecnologico Superiore della comunità dei padri salesiani dell’Ecuador, venne sottoscritto un accordo con la Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador. Stipulato a Cuenca nel 1981, sarà rinnovato nel 1986 e concluso nel 1989. L’istituto richiese l’appoggio accademico dell’Università di Cuenca e, in seguito, i padri salesiani ottennero l’approvazione dell’Università Politecnica Salesiana, stabilendo la sede principale a Cuenca e altri distaccamenti in varie città del paese.3.
L’opera educativa che oggi ha raggiunto dimensioni superiori affonda le sue radici nell’iniziativa di padre Crespi. Dai laboratori tipografici è nata la casa editrice don Bosco, primaria azienda specializzata nella pubblicazione di testi scolastici. Carlo Crespi si dedica con impegno all’apertura di un noviziato volto alla preparazione dei futuri sacerdoti salesiani, molti dei quali diventeranno missionari. L’edificio costruito a tale scopo nella zona di Yanuncay è operativo sin dal 1939.

La scuola Normale Orientalista. 
L’istituto fu concepito come strumento idoneo alla formazione dei docenti, incentrata sulla preparazione pedagogica, didattica e metodologica dei futuri missionari della regione amazzonica. Il 6 novembre del 1940, la scuola ricevette la necessaria abilitazione dal Ministero dell’Istruzione. Primo collegio normale cattolico in ordine temporale, funse da modello per altre realtà istituite dai missionari salesiani e dalla comunità delle Madri Salesiane in tutto l’Ecuador. Con l’andar degli anni, cambiò la propria denominazione in “Collegio Orientalista Salesiano”. Al termine della preparazione, gli studenti sono in grado di lavorare nel campo dell’insegnamento o di continuare gli studi iscrivendosi all’università. Tra l’istituto e il preesistente Collegio Normale Manuel J. Calle, d’impronta laica e dotato di ottimi docenti, si instaurò un rapporto di reciproco sostegno e collaborazione.

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Don Carlo con i suoi “niños”

L’orfanotrofio Domenico Savio
. Il ricovero venne istituito in seguito al terremoto di Ambato del 5 agosto del 1949. Tra i sismi più devastanti della storia dell’Ecuador, si abbattè con conseguenze catastrofiche sulla città e su alcuni villaggi limitrofi, in particolare su Pelileo. Il cataclisma lasciò dietro di sé cinquemila vittime e moltissimi orfani. Un orfanotrofio temporaneo intitolato a Domenico Savio raccolse quaranta bambini rimasti senza famiglia. I salesiani provvidero alla loro educazione sino alla raggiunta autosufficienza. Carlo Crespi si fece carico anche di questa nuova responsabilità.

Conclusioni
. Il lavoro di padre Carlo Crespi nel campo dell’educazione assunse, a ragion veduta, proporzioni grandiose. Egli fondò il proprio impegno sugli aneliti di don Bosco, dei superiori e dei compagni che hanno la vocazione dell’insegnamento, anche in assenza di un titolo abilitante o di una cattedra. Ciononostante, fece sempre affidamento sull’esperienza maturata in Italia nell’ambito della docenza e sull’appoggio dei dirigenti della comunità salesiana, di generosi concittadini, di istituzioni estere e, soprattutto, di insegnanti mossi più dall’idealismo che dalla retribuzione ridotta ricevuta.

La comunità salesiana e la città di Cuenca hanno da sempre valorizzato l’apporto di padre Crespi alla crescita culturale. Le persone a lui più vicine proposero l’intitolazione di una scuola a suo nome. Gli studenti di una scuola media serale per operai, fondata nel 1972, riusciranno a trasformarla nel Collegio Carlo Crespi.

Col passare degli anni, l’edificio che un tempo era stato elogiato dal presidente della repubblica, si deteriora per mancanza di fondi e di manutenzione. Già prima dell’incendio del 1962, l’istituto non si trovava in buone condizioni e non era in grado di assolvere efficacemente alle finalità previste. Nonostante gli sforzi, le provviste finanziarie procurate da padre Crespi si rivelarono insufficienti. Come si è visto, egli si impegnò, per amore, alla ricostruzione della struttura originaria, sebbene le relazioni tecniche consigliassero la demolizione dei muri rimasti dopo l’incendio. “Dio scrive diritto sulle righe storte”, dirà un giorno un salesiano. L’impresa educativa iniziata da padre Crespi prosegue attualmente all’interno di strutture adeguate, ben attrezzate e finalizzate al raggiungimento di livelli di eccellenza. Il tutto si compie all’insegna dell’armonia tra settore pubblico e privato, i quali vedono nell’Apostolo dei poveri un esempio da seguire e nobilitare. Oggigiorno la comunità salesiana riconosce il valore dell’opera educativa di Carlo Crespi e si impegna a renderla nota alle generazioni future.

  1. Padre Giovanni Bonicatti nasce in Italia nel 1872 e muore a Cuenca nel 1940. Svolge un lavoro encomiabile fra gli shuar, conducendo una vita religiosa irreprensibile. Una strada di Cuenca porta ancora oggi il suo nome. []
  2. L’oratorio confluisce col tempo nell’Istituto Tecnico Salesiano, dotato di attrezzature all’avanguardia. Anche oggi si costituiscono piccole associazioni e gruppi di lavoro come boy scout, lupetti, catechisti, missionari, musicisti e cori. []
  3. Un allegato contiene la sintesi del processo di conversione dell’edificio incendiato e della costruzione del nuovo Collegio Tecnico Salesiano, realizzato nel settore nord-occidentale della città. []
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