Don Carlo Sacerdote (Parte Seconda)

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Il Confessionale dove don Carlo passò gran parte delle sue giornate

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Don Carlo realizzò la sua missione sacerdotale a Cuenca. In modo particolare si dedicò  ai bambini e agli emarginati, mantenendo come base operativa la chiesa e il santuario di Maria Ausiliatrice. Inizialmente collaborò con P. Gioacchino Spinelli che, in seguito, sostituì. Le sue messe, celebrate alle sette del mattino, erano brevi, ma prevedevano sempre un’omelia sul tema della Carità1. Il suo luogo preferito era il confessionale. Era sempre pronto ad assolvere il peccatore pentito, permettendo che ricevesse l’Eucaristia, che egli stesso, pur affaticato, comunicava con l’aiuto di un chierichetto, dopo aver lasciato per qualche minuto il confessionale.

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Don Carlo nel suo confessionale

L’immagine di Carlo Crespi “sacerdote”, impegnato nell’esercizio dei suoi obblighi sacerdotali fondamentali,  sull’altare e all’interno del confessionale, è quella che meglio conserviamo, noi che lo abbiamo conosciuto durante gli anni dell’infanzia e della gioventù, sia quando era molto attivo con tutta la sua vitalità, sia quando arrivo in età avanzata, nonostante avesse un aspetto esteriore trascurato, ma sempre con un fervore che contagiava tutti.

In ogni ambito sociale della città, era indubbiamente e da tutti considerato “l’apostolo dell’educazione popolare di Cuenca”. Tutti noi lo ricordiamo con il suo campanello con cui annunciava il suo arrivo al teatro salesiano per introdurci al contenuto del film e per annunciarci che ci saremmo divertiti con la comica finale; e quanti siamo stati coinvolti da un punto di vista culturale, ne abbiamo potuto apprezzare le doti di pianista, padrone della tastiera, le doti di compositore, come organizzatore di bande musicali, come archeologo ed etnologo alla ricerca di reperti per la costituzione di un museo; ma, soprattutto, come promotore dell’istruzione tecnica gratuita, alla luce dei valori cristiani.

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Frontespizio dell’Inno composto da Don Carlo su libretto di Luis Cordero Dàvila
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Spartito musicale dell’Inno composto da don Carlo

Ai suoi tempi è stato visto come il più dinamico propugnatore del Congresso Eucaristico Nazionale, indetto a Cuenca fra il 6 e il 12 giugno 1938, per celebrare il cinquantenario della morte di San Giovanni Bosco, fondatore della Congregazione salesiana.
Al grande evento parteciparono numerosi cuencani, tra i quali il vescovo, monsignor Daniel Hermida, l’intellettuale e, all’epoca, rettore dell’Università di Cuenca, Remigio Crespo Toral e, ovviamente, padre Carlo Crespi Croci, autore di un inno, su libretto di Luis Cordero Dàvila, tutt’ora eseguito. In quegli anni, Cuenca viveva un’atmosfera di spiritualità eucaristica, in virtù della propria devozione al Santissimo Sacramento, confermando ancora una volta l’appellativo di Città Eucaristica. Pochi sono gli eventi che hanno riunito folle di persone provenienti dai sobborghi e dalle campagne di Cuenca. L’evento venne reso solenne con la presenza di autorità nazionali, locali ed ecclesiastiche, con la partecipazione del Nunzio Apostolico Efren Forni e di numerosi vescovi.

Don Carlo realizzò una stazione radio per trasmettere tutti gli eventi e momenti di preghiera. Le trasmissioni furono poi sospese dal Governo all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, forse perché vi fu qualche pressione dall’estero, in considerazione del fatto che il promotore era italiano, proveniente cioè da una nazione che partecipava direttamente al conflitto a fianco della Germania e contro le forze alleate che annoverano fra gli altri gli Stati Uniti d’America, vittime dell’attacco giapponese a sorpresa contro la base aeronavale di Pearl Harbor.

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Processione del tradizionale “Pase del Niño Viajero di Cuenca” che si svolge il 24 Dicembre

Dieci anni dopo, nel 1948, esce la “Memoria del Primo Congresso Eucaristico Diocesano di Cuenca”, con prefazione di Carlo Crespi. L’Avvento era atteso con grande entusiasmo, nel pieno fervore dei lavori di ristrutturazione del santuario di Maria Ausiliatrice, tra canti natalizi e la processione del Pase del Niño. Don Carlo potè contare sulla collaborazione di donne devote ed entusiaste come Julia Granda, Rosa e Aurelia Villavicencio, Victoria Orellana, Libia Abril de Suárez.

In queste circostanze non mancava mai la presenza della sua banda musicale. Al termine della processione, ricca di folklore e della rievocazione di ambienti e scene dell’oriente ecuadoriano, ai bambini viene offerto un pranzo e agli adulti vengono distribuiti generi di prima necessità e denaro. Una sfilata di carri allegorici e la banda musicale accompagnano anche la processione del Pase Mayor che si svolge a Cuenca il 24 dicembre e la grande festa del Settenario, il cui asse era nella cattedrale cittadina.

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Don Carlo, ormai ottantenne, mentre celebra nel suo Santuario di Maria Ausiliatrice

A nostro avviso, la missione sacerdotale rappresenta la parte fondamentale di tutta la vita di Carlo Crespi. La precoce e marcata vocazione ne costituisce il fulcro. Si fece missionario per assolvere al compito principale di ogni buon sacerdote: salvare le anime. I suoi legittimi aneliti culturali vengono a poco a poco relegati a un ruolo di secondo piano.

Per lui essere sacerdote significava innanzitutto amministrare i sacramenti consegnati da Cristo ai suoi discepoli. Due furono le cose che maggiormente lo motivarono: I sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. E per questi abbandonerà ogni altro interesse: non compose più; il suo museo finì per assomigliare sempre più al magazzino di un rigattiere, contenente un insieme disordinato di reperti impolverati; il dottorato conseguito in Scienze Naturali era solo un ricordo; ma ciò che desiderava compiere ogni giorno, svegliandosi all’alba e coricandosi molto tardi, era a celebrazione dell’Eucaristia e la somministrazione della Comunione a quanti desideravano accogliere Cristo nella purezza del proprio cuore.

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Cuenca, Santuario e quartiere dedicati a Maria Ausiliatrice.

Fu normale che gli attribuissero la responsabilità del santuario di Maria Ausiliatrice nel quartiere omonimo di Cuenca. Egli, come don Bosco, tutti i salesiani e quanti hanno studiato negli istituti della Congregazione, preferiva questo titolo. Per Maria Ausiliatrice, come riferito da alcuni dei suoi ammiratori, si sforzò di migliorare il luogo di culto lavorando egli stesso come operaio ed ottenendo aiuto da molti fedeli. Poiché al suo arrivo la chiesa aveva solo un piccolo altare, Padre Crespi ricorda di essersi dato da fare per realizzare, in breve tempo, un grande altare maggiore. Il santuario divenne, e lo è tuttora, il centro del quartiere, accanto alla piazza ufficialmente chiamata Guayaquil e al monumento realizzato dai cittadini in onore di padre Crespi.

Il quartiere di Maria Ausiliatrice ruotava attorno alla comunità salesiana e in special modo alla figura di padre Crespi che, ancora oggi viene considerato un “mito della cultura cuencana”. La chiesa (che non è quella di oggi), aveva tre navate, una centrale più grande e due laterali più piccole, accoglieva gli abitanti del quartiere, i giovani e le signorine in cerca di una rapida assoluzione e di una messa veloce, talvolta della durata di un quarto d’ora. Tutto ciò era assicurato, non senza difficoltà, dal beneamato padre Crespi, il quale doveva anche provvedere all’alimentazione di alcuni bambini poveri e occuparsi di mille altre occupazioni, tra le quali la raccolta di oggetti antichi che, in futuro saranno riuniti in un museo archeologico e l’allestimento di una sala riunioni, sede delle proiezioni cinematografiche.

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  1. Nei suoi ultimi anni di vita, si dedica principalmente all’amministrazione dei sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia. []
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