Mostra Padre Carlo Crespi

15 gennaio 2024

Alle Scuole medie di Vanzaghello e di Magnago è stata presentata la figura di P. Crespi.
Con Carlo Riganti, presidente dell’Associazione Padre Carlo Crespi, è stato invitato il Dr. Juan Carlos Castrillon, Ambasciatore Console Generale dell’Ecuador a Milano e una Funzionaria del Consolato.
I Sindaci di Vanzaghello e Magnago, l’Assessore alla Cultura di Vanzaghello, il Presidente del Gruppo Folcloristico «Para Todos» e una copia di ballerini del Gruppo «Nuova Generazione».
L’incontro, che è durato quanto due ore di lezione (2a e 3a ora a Vanzaghello e 5a e 6a ora a Magnago), ha visto il coinvolgimento di due classi di 2a media (sia a Vanzaghello che a Magnago) per un totale di 120 alunni.
Sono intervenuti, in successione, l’Ambasciatore, il Sindaco, Carlo Riganti e la funzionaria del Consolato.

 

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Crespi, la nascita di un Venerabile – 5. (La Martinella, novembre 2023)

Siamo giunti al quinto e ultimo degli appuntamenti dedicati alla biografia di Padre Carlo Crespi e l’aspetto di lui che tratteremo è forse il più affascinante: certamente è quello che lo avvicina maggiormente alla santità, insieme al richiamo fortissimo che il suo cuore ha sempre avvertito verso i poveri, i deboli, i piccoli e gli emarginati. Ecco, Padre Carlos è stato davvero l’angelo degli “ultimi”: nato a Legnano da una famiglia benestante e dotato di una cultura davvero smisurata, oltre che di un’intelligenza sopraffina, ha scelto di diventare povero tra i poveri. Vecchio, mal nutrito, trascurato nella persona e malato, il missionario legnanese ha sempre anteposto i bisogni altrui ai propri: e anche quando i problemi fisici (allo stomaco, ai polmoni e, da ultimo, anche alla prostata), gli tolgono tutte le forze fisiche, il richiamo del confessionale e il bisogno di essere ancora servo della sua gente gli infondono l’energia per ascoltare i bisogni di tutti, gli sfoghi di tutti e di assolvere e benedire i peccatori pentiti, nel nome di quel Dio che è amore incondizionato. Divulga con tutte le forze la devozione a Maria Ausiliatrice, consumando la propria vita nell’omonimo Santuario.

Apostolo e martire del confessionale”: gli abitanti di Cuenca e delle città vicine lo ricorderanno così, all’indomani della sua morte (30 aprile 1982), accorrendo sconvolti al suo capezzale e contendendosi i piccoli pezzi di legno volutamente asportati dal confessionale, quasi fossero pezzi del suo corpo, da custodire come ricordo o forse come prova che Padre Carlos non se n’è andato davvero. La gente di Cuenca aveva già temuto di perderlo qualche anno prima, quando il tifo manda Padre Crespi in fin di vita. La notizia fa rapidamente il giro della città e in poche ore, sotto la finestra della sua camera da letto, si raduna una folla sterminata: tutti pregano in ginocchio per l’intera notte sino a quando, verso mattina, la finestra si apre e Padre Crespi si affaccia, salutando e benedicendo tutti. <<Sì, ho davvero creduto di morire- racconterà, tempo dopo, ad un giornalista, ricordando quel terribile momento- ma quando la situazione era sul punto di precipitare, ho percepito una luce accanto al mio letto e una voce che mi ha detto: “Puer centum annorum. Longa tibi restat via”(“Fanciullo di cento anni. Per te la strada è ancora lunga”). Mi sono sentito bene e mi sono alzato”.

Per il missionario legnanese essere sacerdote significa, anzitutto, amministrare i sacramenti: la Confessione (Penitenza) e l’Eucaristia, in particolare. E per questi ultimi abbandona ogni suo altro interesse (la musica, il teatro, il museo, le scienze naturali): le sue giornate, che iniziano ben prima dell’alba, sono interamente dedicate all’ascolto dei poveri e dei peccatori, per farsi tramite con gli stessi dell’amore di Dio che sempre comprende, sempre consola, sempre sostiene e perdona.

Ma non è solo in occasione della sua morte che padre Carlos viene venerato come fosse già santo: anche nel 1967, in occasione dei suoi 50 anni di sacerdozio, tutta Cuenca si mobilita per festeggiarlo e i giornali gli dedicano intere pagine, nella consapevolezza di trovarsi di fronte ad un personaggio di portata mondiale, che ha fatto dell’umiltà la propria bandiera.

Diciott’anni dopo la sua morte Padre Carlos viene insignito del titolo di “Cuencano più illustre nel XX secolo” e gli viene conferito il dottorato “Honoris causa” dall’Università Politecnica Salesiana. Il 19 aprile 2002 si costituisce un comitato per la sua beatificazione.
Il 24 marzo 2006 monsignor Vicente Cisneros Durán, arcivescovo di Cuenca, a seguito del parere favorevole della Conferenza Episcopale Ecuadoriana, comunica l’accettazione della richiesta formale d’inizio della causa.
Prende il via un lungo, complesso e delicato iter, che non si è ancora concluso e che, dal gennaio 2015 (con la nascita dell’associazione Padre Carlo Crespi), vede anche la città di Legnano impegnata per il grande obiettivo che è, appunto, quello di vedere questo suo figlio illustre proclamato santo.

Cristina Masetti

 

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Crespi, la nascita di un Venerabile – 4. (La Martinella, ottobre 2023)

Nella scorsa puntata abbiamo trattato di Padre Crespi compositore, musicista, archeologo, regista e scrittore. Quella attuale sarà invece interamente dedicata alla grandiosa opera che il missionario legnanese ha compiuto, in ambito educativo. La figura di Padre Carlos educatore e amico dei poveri è forse quella che la gente di Cuenca ha amato di più, quella che, di certo, ha contribuito ad avvicinarlo maggiormente agli ultimi: bambini e giovani, in particolare. Forte dell’esperienza maturata in Italia come docente e fedele agli insegnamenti di don Bosco (la cui opera è sempre stata improntata sul concetto che l’educazione sia, anzitutto, una “cosa di cuore” e che educare sia sinonimo di amare), Padre Crespi si giova dell’appoggio e della collaborazione dei dirigenti della comunità salesiana, di generosi concittadini, di istituzioni estere e, soprattutto, di insegnanti animati più dalla passione che dalla scarsa retribuzione che ricevono. E proprio il motore dell’amore li porta a fare cose grandi.

Grazie ai salesiani e a Padre Carlos in particolare, l’oratorio di Cuenca diviene il punto di ritrovo domenicale dei ragazzi di strada: i giochi, i canti e l’attività sportiva diventano un mezzo per avvicinarli alla catechesi. Alla lezione di catechismo segue sempre la distribuzione di pane, biscotti, caramelle e indumenti: si provvede, insomma, a curare anche il corpo, oltre che lo spirito. L’oratorio è aperto ovviamente anche alle ragazze, che possono seguire lezioni di taglio e cucito. E’ un’educazione preventiva, quella in cui Padre Crespi, imitando don Bosco, crede fermamente: meglio insegnare e, al bisogno, correggere con amore e pazienza, piuttosto che utilizzare forme punitive o restrittive. L’oratorio diviene anche un luogo in cui si mettono in scena opere teatrali e si organizzano escursioni. Al pari di don Bosco, padre Crespi attira a sé diversi collaboratori in virtù del suo carisma e del suo esempio: uno di questi è Padre Giovanni Bonicatti, che per tanti anni lo affiancherà nella conduzione dell’oratorio festivo.

Altro punto di riferimento per la formazione dei giovani è la scuola agraria che viene aperta nel 1931 nel settore cittadino di Rio Yanuncay e che è affidata alla direzione di validissimi insegnanti. Padre Crespi s’impegna a espandere i possedimenti terrieri dei salesiani in quella regione e a dotare le proprietà di tutto l’occorrente (attrezzi agricoli, un trattore, sementi, capi di bestiame. Il sito agricolo, coincidente all’epoca con un’area rurale di Cuenca, subisce significative migliorie, tra cui la realizzazione di un ponte sul rio Tacqui e il trasporto dell’energia elettrica per tutto il settore cittadino. Ottiene inoltre dal Ministero dell’Agricoltura alcune borse di studio per i giovani studenti. La scuola crescerà sempre di più acquisendo un’importanza tale da divenire un Collegio Tecnico Agrario e Zootecnico.

Nel 1937, padre Crespi si reca in Italia alla ricerca di aiuti per realizzare laboratori di meccanica, falegnameria, ebanisteria, sartoria, calzoleria, tipografia, rilegatura, elettricista e arti grafiche. Nel mese di settembre dello stesso anno, gli perviene il primo sostegno economico che permette la realizzazione del centro educativo inaugurato nel 1938. Nel 1946, il Ministero dell’Istruzione ufficializza il corso di studi sotto la denominazione di Colegio Técnico para Bachillerato Industrial (Istituto tecnico a indirizzo industriale). La direzione generale dell’istituto è assegnata a Carlo Crespi, mentre ogni laboratorio fa capo a un maestro o a un perito con funzione di capo officina. Da questi atelier nascono opere pregevoli; prime fra tutte, il baldacchino della Cattedrale Nuova e gli stalli del coro della Cattedrale di Loja.

L’oratorio, la scuola agraria, l’Istituto Tecnico – e ancora – l’Istituto Cornelio Merchan, il teatro salesiano e, non ultimo, l’orfanotrofio temporaneo (il terremoto dell’agosto 1949, uno dei più devastanti di tutta la storia dell’Ecuador, lascia dietro di sé cinquemila vittime e moltissimi orfani. Viene così aperto un orfanotrofio temporaneo che, intitolato a San Domenico Savio, raccoglie quaranta bambini rimasti senza famiglia. Padre Crespi si fa carico anche di questo nuovo impegno), sono tutte opere che cambiano lo scenario di quella terra: in meglio, ovviamente. Per questo si parla di Padre Crespi e dei padri salesiani suoi collaboratori come i paladini della “revoluciòn blanca”, ossia una rivoluzione dominata dall’amore e non dallo spargimento di sangue, come era purtroppo frequente in quel periodo in cui l’Ecuador era funestato, a ritmo costante, da rivoluzioni e colpi di Stato.

Cristina Masetti

 

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